L’arte a San domenico
L’arte a San domenico
Affeschi del coro e della parete sinistra: sono i più antichi, trecenteschi, databili alla data di fondazione della chiesa, attribuiti a Luca d’Atri e raffigurano un ciclo cristologico con il Trionfo di San Tommaso. Domina sulla parete di fondo una Crocifissione a tre figure (il Cristo, la Vergine e San Giovanni) su fondo azzurro accerchiata da una cornice di finto mosaico. Nel registro sottostante sono rintracciabili i resti di una Disputa o trionfo di San Tommaso, realizzata negli anni quaranta del Trecento, forse in onore della Canonizzazione del santo Domenicano avvenuta nel 1323. San Domenico, coperto da un prezioso baldacchino, seduto in cattedra con un libro in grembo, è raffigurato con l’abito bianco e nero dell’Ordine, nell’atto di conversare con i Dottori. Questo ciclo di pitture è stato riportato alla luce dal Savini, il quale nel 1929 lo scoprì sotto lo strato d’intonaco ed ipotizzò una attribuzione alla Scuola veneto-marchigiana di Carlo Crivelli. In seguito, altri studiosi, confrontando la fattura di questi dipinti con alcune opere di miniatura locale furono ascritti a Berardo da Teramo e Muzio di Cambio, fino alla definitiva attribuzione a Luca d’Atri, il pittore contemporaneo di Giotto, allora più impegnato sul territorio, del quale è splendida testimonianza la controfacciata del Duomo di Atri. La caratteristica stilistica del Maestro è un certo allungamento dei corpi ed una standardizzazione dei volti, non più frontali e dai grandi occhi sbarrati. Ai piedi della croce compare lo stemma del Vescovo Niccolò Degli Arcioni: un arcione argentato in campo rosso, prova della committenza Arcioniana degli affreschi e della particolare predilezione del Vescovo per la nova chiesa di San Domenico. Risulta, infatti da documenti d’archivio che questi avesse concesso una speciale Indulgenza a tutti i fedeli che avessero visitato la chiesa. Sulla destra della Crocifissione sfila una frammentaria teoria di santi posizionata su due registri; in alto a sinistra si riconoscono: una Santa Caterina D’Alessandria, Sant’Antonio Abate, San Domenico, San Tommaso D’Aquino; nel registro inferiore una Madonna con bambino e San Giovanni Battista, un Santo Diacono. Sullo scorcio della parete sinistra si riconoscono le scene evangeliche della Natività, dell’Adorazione dei Magi, della Presentazione al Tempio; una lacunosa Strage degl’Innocenti ed una disputa di Gesù con i Dottori. Poste in verticale, poi si susseguono, a destra, l’Ultima Cena; la Cattura di Cristo e Cristo nell’orto, le Marie al Sepolcro; sulla sinistra, in alto tre scene della Passione, in basso, l’infanzia di Cristo.
Affreschi di controfacciata: sono riferibili al quattrocento, presentano una più modesta fattura rispetto ai precedenti e sono di tipo devozionale, poiché mostrano uan Annunciazione del Maestro del Giudizio di Loreto Aprutino ed effigi di Santi legati alla devozione popolare quali San Donato Vescovo e Sant’Antonio Abate su uno sfondo verde decorato da racemi rossi. Il manto del santo è arricchito da arabeschi e bordure dorate; le figure si presentano rigidamente impostate per effetto della plasticità verticale data dalle pieghe delle vesti. I volti hanno le linee dure e rigide, poiché sono profondamente scavati dalle ombreggiature. Nel registro sottostante sono due riquadri con un San Giobbe e un Sant’Antonio da Padova su fondo ocra. Sulla parete sinistra un frammento di affresco del XBI secolo con San Rocco entro una nicchia a conchiglia.
Gli Affreschi