L’arte a san domenico
L’arte a san domenico
Lungo il Corso porta Romana, un tempo elegantissima via d’ Interamnia, larga ed interamente lastricata, che collegava la città alla Consolare per Roma, sorge la chiesa di San Domenico, con l’annesso edificio conventuale. La costruzione risale al 1287 e fu fondata per disposizione del Capitolo provinciale dei Domenicani di Roma, nel momento dell’insediamento a Teramo dell’Ordine Domenicano, che vi è rimasto fino al settembre 2007. Il complesso conventuale fu innalzato in un clima di gara con l’altro ordine monastico presente in città, quello dei Mendicanti Francescani che nel 1227 aveva iniziato l’edificazione del proprio Convento, i cui lavori si protrassero per circa u n secolo. E’ evidente che la gara fu impari poiché i Francescani adoperarono più ricchi accorgimenti tecnici e decorativi, mentre nella costruzione domenicana, sicuramente di proporzioni grandiose (è la chiesa più grande della città, dopo la Cattedrale), dominano un estremo rigore e la totale semplicità delle forme e nessuna pretesa decorativa, nella piena e severa osservanza della regola. L’edificio oggi appare nella veste della ricostruzione operata all’inizio del XX sec. e del pesantissimo restauro intervenuto nel dopoguerra, con il quale molte delle parti originali sono andate perdute; ma conserva tuttavia l’antica architettura cistercense: a pianta rettangolare, una unica navata scandita in sei campate coperte a tetto, da false volte a crociera sostenute da archi rampanti acuti e pilastri a fascio dai quali si dipana un sistema di contrafforti che rendono ancora più evidente lo slancio verticale, come in un moto di ricongiunzione a Dio. Il coro è a pianta quadrata privo di transetto, coperto da una slanciata volta ad ogiva. Nell’abside si apre un finestrone oblungo con cornice in pietra a doppia strombatura. Il materiale usato è il mattone, senza aggiunte superflue, che crea nelle murature esterne reticolo sobrio ed ordinato con un semplicissimo basamento in travertino locale lungo tutto il perimetro ed una semplice decorazione ad archetti pensili sesti acuti sempre di mattoni, che poggiano su mensoline in pietra e corrono lungo il coronamento; il tetto è a due spioventi. Sulla facciata principale l’ultimo restauro è intervenuto pesantemente con la totale ricostruzione del portale che ora si presenta a tutto sesto in marmo bianco, con una lieve strombatura creata da due file di torciglioni, ed una sovrastante bifora oblunga a tutto sesto. Quattro eleganti e grandiosi finestroni ad arco ogivale, oggi murati si aprivano sul fianco settentrionale, le cui vetrate, riccamente decorate nelle tonalità prevalenti del rosso rubino e del blu scuro, diffondevano all’interno una luminosità calda e vibrante. L’interno oggi ha la suggestione della penombra e mostra delle pareti nude e lisce, decorate, nella zona del coro e nella parte alta della parete sinistra, da frammenti di affreschi trecenteschi, superstiti al tempo ed alle vicende della chiesa. Presumibili opere di Luca d’Atri, rappresentano storie cristologiche ed il trionfo di San Tommaso. L’ altare, dalle forme squadrate, in nuda pietra, domina l’enorme aula. Sulla destra dell'altare maggiore, all'interno di un'edicola rinascimentale vi è un gruppo di statue di terracotta che rappresentano la Madonna al centro tra Sant'Anna e San Gioacchino. In una nicchia lungo la navata è collocata una Madonna con il Bambino in terracotta. Nei pressi dell'altare si trova anche l'accesso alla settecentesca Cappella della Madonna del Rosario legata anche alla devozione della omonima Canfraternita, di cui rimangono solo il portale gotico, la volta e le pregevoli bifore. Qui è anche la sepoltura di Francesco Savini, storico teramano e pioniere dell’archeologia, traslato nel 1950. Accanto alla chiesa fu costruito contemporaneamente il Convento: un edificio in pietra a tre piani che gira intorno al chiostro interno.
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